Galleria d'Arte La Cornice

Vincenzo Martini – Biografia

Vincenzo Martini

tratto da www.antichemura.it

“… Nasce a Foligno il 23 Agosto 1955.

Laureato in scienze biologiche, dopo il liceo classico, si cimenta casualmente con la pittura nel 1985 riscuotendo subito
riconoscimenti e consensi tanto che a poco a poco quello che sembrava un divertimento, diventa inavvertitamente una esigenza vitale.

Per abbozzare veramente una interpretazione della pittura di V. Martini é necessario ricostruire le aree culturali di cui é partecipe e queste certamente sono quelle umbre e in particolare spellane. Proprio a Spello infatti esiste una scuola pittorica, e naif in particolare, composta da individualità molto diverse fra loro il cui contatto gli hanno permesso di maturare un amore per la pittura, fino ad allora nascosto, che probabilmente si portava nello zaino fin da bambino, e solo dopo essere arrivato in questa magnifica cittadina é esploso.
La sua attività di pittore della domenica quindi ha subìto una svolta improvvisa soprattutto quando si é reso conto che lo assorbiva totalmente ed era inconciliabile con qualsiasi altro interesse o passione. E nella sua profonda ricerca delle radici umane, Spello in fondo lo ha aiutato tantissimo. Ed é proprio questo in fondo il suo vantaggio: vivere in una città con una immagine di civiltà che ha certamente conservato quasi intatti i connotati dell’antico paese francescano con le costruzioni che resistono al tempo, come se venissero costantemente restaurate, tanta é la loro bellezza: ecco allora che ci conduce nelle strette vie di

Spello, Gubbio, Assisi, Perugia, Gualdo Tadino con le connotazioni architettoniche di quella inconfondibile Umbria medievale dove le case si arroccano le une sulle altre, con le antiche chiese, fontane, archi, piazze, torri, mentre tutto intorno solo campagne con lo sguardo che finisce e spazia sul campi, sulle coltivazioni ordinate, e su quelle uniche montagne.

E’ un’Umbria più completa e più vicina di quella descritta da altri naif e pensare che non ha studiato disegno, né architettura, né scenografia, né i suoi lavori sono opera di lunghe e sofferte meditazioni, ma solo l’atto istintivo di un bel sogno. Vincenzo Martini sta ai margini della pittura naif, per un candore singolare: per l’equilibrio plastico e per la

contemplazione delle cose: ciò che oggi stiamo perdendo lo ritroviamo in questi quadri. Fare dei naif non é che esprimere uno stato d’animo; infatti tutto si svolge in una quotidiana atmosfera di gioco e nelle varie scene paesane c’é l’intenzione di
trasmettere allo spettatore il lento andare delle cose, il cambio delle stagioni, il tutto dominato da una palese nostalgia, da una ricostruzione di un ponte tra il presente e il passato dove l’unica cosa che vi é da bandire é la società attuale con le sue minacciose costruzioni industriali, che purtroppo anche nelle medioevali cittadine umbre cominciano a sovrapporsi alla nobile pietra, con le sue automobili, apparecchiature elettroniche, il chiasso, la fretta; quindi la prima riflessione é di stupore perché questi quadri ci portano indietro nel tempo, in una atmosfera dove la pace é l’elemento fondamentale.

La società pare frivola ed arretrata e non tiene conto degli ideali e dei sogni infiniti di felicità , di amore, di virtù, che l’umano nutre nel suo animo e ai quali non può e non vuole rinunciare.
Distrarre vivamente con sensazioni che sollevano l’animo dei lettore dalla monotona realtà , facendola vagare in una indefinita immaginazione; messaggio in cui la gente si ritrova anche se non vuole confessarlo.

Una pittura sognata ferma ad un inconscio passato che pur così lontano vorremmo sempre vicino per coglierne quella serenità che la civiltà delle macchine ha stritolato. Quindi si può parlare di una profonda vocazione ecologica, con il rifiuto della società attuale e con tante nostalgie per quella umanistica e patriarcale.

Le condizioni del proprio paese che ama svisceratamente e di un’epoca che invece condanna aspramente sono il motivo conduttore sviluppato con coraggio ed ostinazione con lo scopo di “puntellare le rovine”. Consolazione immaginaria delle nostre sofferenze di fronte al mistero del nostro avvenire. Ecco quindi una grande eleganza nell’insistere e nell’approfondire i ricordi con dolce e austero concetto della tradizione, della terra natale, servendosi della semplicità del quotidiano. “Un viaggio con Martini non é però solo un gradito e gradevole gioco di poesie, di silenziose tenerezze, ma un dialogo con la parte migliore di noi stessi”.

Solo in questo Martini cerca di farsi docente con un moralismo garbato ma pungente che ha come scopo quello di frugare nella coscienza delle collettività in modo da comunicargli uno struggente desiderio di pace, amore, silenzio, uguaglianza, dove si gioca e si lavora con la medesima tranquillità e serenità . Ed é per questo che la realtà attuale é simbolo di sconfitta e di dramma per i contemporanei.

Ecco perché allora lascia perdere l’indifferenza sostanziale con cui la critica ufficiale guarda il fenomeno, perché quello che a lui interessa é solo l’incontro con la massa per scaricarla delle delusioni dei tumulti urbani, senza equilibrio, senza spazio per le fiabe, senza fantasie, né sogni; messaggio quindi di serenità per sentirsi liberi e puri come i tanti personaggi che si muovono nel suoi quadri, così leggeri da camminare sulla neve senza lasciare nessuna impronta, quasi avessero paura di contaminare tanto immacolato splendore, che giocano a bocce, a pallone, che corrono sui pattini, che vanno a lavare alle fontane, che tirano l’asino, che portano sacchi e fascine sulle spalle, che mettono i fiori accanto alle tantissime maestà .

Queste immagini scaturiscono dal ricordo della prima infanzia o dal ricordi storici trascorsi dalla sua gente, dal rievocare storie e rappresentazioni che in Umbria hanno il valore di vera tradizione; e la gente vuole partecipare a queste emozioni, a questa ebbrezza fantastica perché tutti ogni tanto hanno bisogno di dimenticare la propria identità e il contorno in cui vivono.

Con ogni quadro, Vincenzo Martini vuole conservare quasi gelosamente le città da una possibile profanazione, e dalla possibilità di contemplare il creato, di tendere verso la perfezione, di svuotarsi da tutto ciò che può annullare aspirazioni insite nell’animo umano e che non lasciano spazio alla ricerca spontanea dei supremi valori.

Per cui anche se non si propone di insegnare valori e moralità , può permettere alla gente di disintossicare l’anima dalle scorie di una pseudo civiltà consumistica ed essere di nuovo in sintonia con il dolce scandire del cantico delle creature, con i motivi di Iacopone da Todi, con il dolce invito alla contemplazione di Chiara, cosÏ attuale e agognato da tutti coloro che oggi sono schiavi della civiltà dei consumi.

Alla fine tutti apprendono queste regole, le fanno proprie almeno per qualche istante e cercano di inserirle nella loro vita quotidiana. Una pittura rievocativa ma allegra, come di cose dette alla buona ma non per questo prive di valore; una pittura festosa nei colori e nelle immagini anche se a volte fa capolino quella tristezza, quella nostalgia di chi sa che raccontando una favola può rievocare un mondo, ma non può farlo rinascere. Questi quadri perciò si propongono di fornire un modello ideale che anche oggi ci sostenga e ci guidi nel difficile mestiere di vivere. …”

 

Le Opere di Vincenzo Martini

Newsletter

Il tuo nome *

La tua email *

Dichiaro di aver preso attenta visione della presente informativa sulla privacy ed acconsento al trattamento dei dati personali comunicati.